Tangos, el exilio de Gardel
Tangos - l'esilio di Gardel
REGIA
Fernando Solanas
SCENEGGIATURA
Fernando Solanas
FOTOGRAFIA
Félix Monti
MONTAGGIO
César D'angiolillo
MUSICA
Astor Piazzolla - Canzoni: José L. Castiñeira de Dios e Fernando Solanas
PRODUZIONE
Cinesur, Tercine
CON
Marie Laforet, Miguel Ángel Solá, Marina Vlady, Lautaro Murua, George Wilson, Phillipe Leotard, Gabriela Toscano, Ana María Pichio
ANNO
1985
NAZIONALITÀ
Argentina, Francia
DURATA
120 min.
PREMI
-
- Mostra del Cinema di Venezia (1985):
- Gran Premio della Giuria (conosciuto anche come Premio Speciale della Giuria).
- Premio César, Francia (1986):
- Migliore musica da film, assegnato ad Astor Piazzolla e José Luis Castiñeira de Dios.
- Festival del Cinema dell'Avana (1985):
- Premio Gran Coral (Primo premio per il miglior film).
- Argentine Film Critics Association Awards (1987):
- Condor de Plata per il Miglior Film.
- Condor de Plata per la Migliore Musica
- Mostra del Cinema di Venezia (1985):
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Tangos, el exilio de Gardel
Tangos - l'esilio di Gardel
Premiato con il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985, il capolavoro di Pino Solanas è molto più di un musical: è un’opera totale che fonde politica, danza e sentimento.
Attraverso la vicenda di un gruppo di argentini a Parigi che tenta di mettere in scena una “tanghedia” (fusione di tango, commedia e tragedia), il regista mette in scena la condizione universale dello sradicamento. Sulle note struggenti di Astor Piazzolla, il tango diventa un linguaggio di resistenza, un “grido dolente” che unisce i vivi ai desaparecidos. Solanas trasforma la nostalgia in un atto creativo potente, dove il corpo che danza diventa l’unico territorio possibile per chi ha perso la propria patria. Un ritratto caustico, poetico e necessario sulle contraddizioni dell’identità e sulla lotta per la memoria.
Clásicos //
Parigi, 1980
María ha vent’anni. Vive in esilio a Parigi con sua madre Mariana, celebre attrice argentina. Insieme a un gruppo di amici, giullari moderni, María decide di raccontare la storia di questo sradicamento, di questa desolazione tragicomica degli adulti che la circondano.
In effetti, gli esiliati della “prima generazione”, i loro genitori, cercano di mettere in scena una tanguedia (tango+tragedia+commedia): “L’esilio di Gardel”, il cui tema principale si sviluppa grazie ai messaggi inviati da Juan Uno, che vive in esilio interno a Buenos Aires.
Il testo dell’opera arriva a Parigi solo a piccoli pezzi, scarabocchiati su frammenti di tovaglie o tovaglioli di ristorante. Juan Dos compone la musica basandosi su questi “messaggi” e l’opera coreografica prende forma.
Alcuni amici francesi del mondo dello spettacolo, solidali, incoraggiano l’iniziativa, pur rimanendo perplessi di fronte a questa forma di creazione. L’improvvisazione creativa latinoamericana, vicina a ciò che loro considerano “follia”, fa vacillare la loro concezione cartesiana di cosa debba essere un atto culturale.
I percorsi creativi sono così differenti da portare ad alcuni scontri. Soprattutto perché l’autore tarda troppo a inviare il finale della tanguedia.
Mentre i figli degli esiliati si adattano meglio alla nuova realtà e si guadagnano da vivere cantando e ballando per le strade di Parigi, i più anziani soffrono e faticano a sopravvivere.
Questo “Esilio di Gardel” avrà un finale? E l’esilio, finirà mai? María, con tutta la lucidità della sua giovinezza, interroga il presente. Qual è, dunque, il proprio paese? Quello in cui si è trascorsa l’infanzia? Quello in cui si sviluppa la propria vita? Qual è, allora, il “paese sognato”?