¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino?

REGIA
Narciso Ibáñez Serrador

SCENEGGIATURA
Narciso Ibáñez Serrador, da un romanzo di Juan José Plans

FOTOGRAFIA
José Luis Alcaine

MONTAGGIO
Antonio Ramírez de Loaysa

MUSICA
Waldo de los Ríos

PRODUZIONE
Penta Films

CON
Lewis Fiander, Prunella Ransome

ANNO
1976

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
107 min.

PREMI:

  • Premio della Critica al Festival Fantástico di Avoriaz (1977)

  • Premio come Miglior Attrice al Taormina International Film Festival (1976) per Prunella Ransome

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¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino?

Una coppia di turisti inglesi, Tom ed Evelyn, arriva in luna di miele in una località costiera spagnola. In cerca di tranquillità, si spostano su una piccola isola, ma all’arrivo scoprono che è abitata esclusivamente da bambini che, mossi da una misteriosa forza, si ribellano agli adulti.

Attraverso i codici del genere, il film rompe con le logiche della censura franchista ed evoca in modo allusivo i traumi irrisolti della Guerra Civile Spagnola e la memoria della violenza della dittatura più lunga dell’Europa occidentale nel XX secolo, trasformando l’horror in uno strumento di riflessione morale e politica.

Clásicos //

Considerato uno dei titoli più inquietanti e duraturi del cinema di suspence europeo, ¿Quién puede matar a un niño? si distingue perché rompe con molte convenzioni del genere: non utilizza la notte o l’oscurità per costruire la paura, ma sceglie un ambiente mediterraneo assolato, rendendo ogni elemento visivo ancora più perturbante.

Anche la partitura di Waldo de los Ríos, con i suoi motivi ambigui, contribuisce a creare un’atmosfera di minaccia latente in cui il silenzio e il rumore si mescolano per aumentare lo sconcerto emotivo.

La critica spagnola ha sottolineato come l’intento di Chicho Ibáñez Serrador fosse quello di provocare una risposta morale nello spettatore, mettendo in scena un paradosso tragico per costringere lo spettatore a interrogarsi sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei più giovani e sul ciclo di violenza che attraversa la società nell’ultima fase della dittatura.

Nel tempo il film ha acquisito uno status di culto, non solo per il suo impatto visivo, ma per la sua capacità di mantenere intatta la forza simbolica e provocatoria.

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