La Hija Cóndor

La figlia condor

REGIA
Álvaro Olmos Torrico

SCENEGGIATURA
Álvaro Olmos Torrico

FOTOGRAFIA
Nicolás Wong Díaz

MONTAGGIO
Álvaro Olmos Torrico, Irene Cajías

PRODUZIONE
Empatía Cinema, Ayara Producciones, La Mayor Cine

CON
María Magdalena Sanizo, Marisol Vallejos Montaño, Nely Huayta, Alisson Jiménez, Gregoria Maldonado

ANNO
2025

NAZIONALITÀ
Bolivia, Perú, Uruguay

DURATA
109 min.

PREMI:

  • Festival de Málaga 2026: Biznaga d'argento Miglior attrice non protagonista (María Magdalena Sanizo); Miglior Colonna sonora (Cergio Prudencio, Marcelo Guerrero)

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La Hija Cóndor

La figlia condor

Clara è un’adolescente in una comunità indigena tra le alte Ande in Bolivia. La madre le ha insegnato gli antichi canti quechua per accompagnare le donne nel parto, melodie tramandate di generazione in generazione. Ma mentre la sua voce perpetua questa tradizione, i suoi sogni sono altrove: Clara desidera di diventare una stella della musica folkloristica nella metropoli.

Álvaro Olmos Torrico firma un’opera ipnotica, già autentico fenomeno in paria, che ci apre le porte a un’intera cosmogonia di miti e melodie ancestrali.

Premiata con la Biznaga d’argento per la Miglior Attrice (la debuttante María Magdalena Sanizo) e per la Miglior colonna sonora al Festival di Malaga 2026.

 

Latinoamericana //

Durante un viaggio tra le montagne nel cuore delle Ande boliviane, ho incontrato una levatrice quechua. Mi è stato detto che era l’ultima nella regione, e questo ha profondamente catturato la mia attenzione. Per un po’, l’ho visitata regolarmente e ho imparato a comunicare con lei, soprattutto attraverso sguardi ed espressioni.
Non molto tempo dopo, è venuta a mancare, e ho compreso il ruolo vitale che le levatrici tradizionali svolgono nei cicli di nascita delle comunità rurali. La loro presenza è essenziale per tramandare i valori tradizionali e culturali indigeni, anche quelli che possono sembrarci contraddittori o senza tempo.

“La Hija Cóndor” è stato girato nella stessa comunità in cui viveva quella levatrice, tra le stesse montagne e lungo i sentieri che percorreva, nella Sierra de Cochabamba.

Desidero riconoscere l’impegno del cast di attori non professionisti che hanno preso parte al film, in particolare dei due protagonisti, che non avevano mai recitato prima e hanno dimostrato grande coraggio durante scene emotivamente impegnative e complesse nel corso delle riprese. Il loro lavoro straordinario ci ha fatto desiderare di collaborare nuovamente con loro in progetti futuri.

È stato molto speciale collaborare con Nicolás Wong Díaz come direttore della fotografia. Sento che ha catturato fedelmente l’essenza di ciò che volevo trasmettere: quel delicato chiaroscuro disegnato dalla luce che filtra dalle finestre, mettendo in risalto la texture e la pelle dei personaggi durante la notte o nelle scene di parto.

Scrivere questo film è stato un viaggio intenso di ricerca e di riconnessione con la terra: è una storia sul tempo, sugli sguardi, sul suono e sul silenzio, sulla campagna e sulla città, sulla vita e sulla morte.

Álvaro Olmos Torricos

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