La cena

A cena con il dittatore

REGIA
Manuel Gómez Pereira

SCENEGGIATURA
Joaquín Oristrell, Yolanda García Serrano, Manuel Gómez Pereira. Obra: José Luis Alonso de Santos

FOTOGRAFIA
Aitor Mantxola

MONTAGGIO
Vanessa Marimbert

MUSICA
Anne-Sophie Versnaeyen

PRODUZIONE
Ikiru Films, La Terraza Films, Turanga Films, Sideral Cinema, Halley Production, RTVE, Movistar Plus+, Crea SGR

CON
Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez, Nora Hernández, Elvira Mínguez, Toni Agustí, Eleazar Ortiz, Carlos Serrano, Carmen Balagué, Antonio Resines, Sofía Kofoed, Xavi Francés, Sergio Caballero

ANNO
2025

NAZIONALITÀ
Spagna, Francia

DURATA
106 min.

RICONOSCIMENTI

  • Premios Goya 2026 – Miglior sceneggiatura non originale (Joaquín Oristrell, Manuel Gómez Pereira, Yolanda García Serrano);  Miglior costumi (Helena Sanchis)
  • Premios Feroz 2026 – Miglior commedia

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La cena

A cena con il dittatore

Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generale Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente, un meticoloso capo cameriere e un gruppo di prigionieri repubblicani – oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina – sono costretti a preparare il banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la loro fuga. Travolgente commedia corale dove la satira storica incontra il brivido della suspense e la ferocia dell’umorismo nero. Già consacrata dal successo della critica: Miglior Sceneggiatura Non Originale ai Premi Goya 2026 e Miglior Commedia ai Premi Feroz 2026.

Perlas //

A cena con il dittatore di Manuel Gómez Pereira prende a piene mani dalla tradizionale commedia grottesca spagnola, da quell’humor negro che ha caratterizzato i primissimi film spagnoli di Marco Ferreri, in stretta collaborazione con lo sceneggiatore Rafael Azcona, a sua volta collaboratore di Luis García Berlanga. Si ride dei potenti e si ride dei poveracci, senza esclusione di colpi, in un clima frizzante che alleggerisce il tragico contesto socio-politico. La confezione estetica e la gestione degli spazi, al contrario, ricorda a tratti il raffinato cinema classico hollywoodiano alla Lubitsch e in alcuni momenti quella commedia all’italiana del secondo dopoguerra in cui i protagonisti cercavano di cavarsela nelle situazioni più spinose e delicate. Tratto dalla commedia teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos (adattata dal regista con Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano), il film non si fa problemi a mettere in ridicolo l’uomo in divisa e ciò che rappresenta, ma al contempo non si fa nessuno scrupolo a mostrare un fascista che uccide a sangue freddo chi gli si mette contro.

In un momento storico segnato da guerra, fame e povertà, Franco impone l’organizzazione di una grande cena in quello che, di fatto, era diventato un ospedale. Mentre fuori dalle mura dell’albergo si muore di fame, per il banchetto compare magicamente un camion colmo di prelibatezze, tra cui prosciutti, polli, carne di vitello e addirittura gli introvabili frutti di mare. La cena assume così un forte valore politico, un atto di violenta oppressione e smisurata arroganza. La lotta della brigata di cucina, di conseguenza, diventa resistenza partigiana. Un conflitto che si allarga nei confronti degli acerrimi nemici e fedelissimi del caudillo; i camerieri di sala.

A cena con il dittatore è una commedia piacevole scritta con intelligenza e messa in scena con misura, capace di muoversi con disinvoltura tra registro satirico e tensione drammatica. Il film perde di ritmo e tensione nell’ultimo atto, proprio quando la vicenda dovrebbe ingranare la marcia trasformando la cena in una sorta di Fuga per la vittoria a tavola. Tuttavia, il film esprime il meglio di sé nella dimensione politica, il confronto tra la Spagna franchista e quella contemporanea viene condotto con grande puntualità, senza appesantire il discorso e insistere più del dovuto nella caricatura. La Storia del paese come specchio deformante del presente, e non nostalgia. “Nella Spagna di Franco non c’è spazio per quelli come me”, dice sconsolato uno dei protagonisti in una battuta che sintetizza alla perfezione il cuore tematico del film.

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