La furia

La furia

REGIA
Gemma Blasco

SCENEGGIATURA
Gemma Blasco, Eva Pauné

FOTOGRAFIA
Neus Ollé

MONTAGGIO
Didac Palou

MUSICA
Jona Hamann

PRODUZIONE
Ringo Media, RTVE, Filmin, Aragón TV

CON
Ángela Cervantes, Àlex Monner, Eli Iranzo, Carla Linares

ANNO
2025

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
106 min.

RICONOSCIMENTI:

  • Festival di Malaga 2025: Miglior Regia (Gemma Blasco), Miglior Attrice (Ángela Cervantes) e Miglior Attore non protagonista (Àlex Monner)
  • Premi Gaudí 2026: Vincitore Miglior Regia Esordiente per Gemma Blasco; Vincitore Miglior Attrice Protagonista per Ángela Cervantes.
  • Premi Goya 2026: 2 nomination: Miglior Regista Esordiente per Gemma Blasco; Miglior Attrice Protagonista per Ángela Cervantes.

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La furia

La furia

Álex, giovane attrice, subisce un’aggressione durante una festa senza riuscire a identificare il colpevole. Rifiutando l’isolamento, trova nella messa in scena di Medea una forma di elaborazione del trauma, trasmutando dolore e rabbia in energia creativa. Al contrario, il fratello Adrián soccombe a una frustrazione distruttiva. Esordio folgorante di Gemma Blasco con Ángela Cervantes, la cui interpretazione magnetica le è valsa numerosi premi e la nomination ai Goya, consacrando il film come uno dei titoli rivelazione della stagione.

La Nueva Ola //

Il debutto di Gemma Blasco è un’opera coraggiosa che evita i luoghi comuni del dramma sociale per addentrarsi in un territorio quasi mitologico. Al centro di tutto c’è la performance straordinaria di Ángela Cervantes, definita ‘viscerale’ e ‘lacerante’, capace di trasmettere il peso di una rabbia millenaria ereditata.

Piuttosto che limitarsi a descrivere la sofferenza, il film costruisce un viaggio di profonda trasformazione interiore: Álex scopre nella recitazione di Medea — uno dei ruoli più potentemente espressivi del teatro — una forma di espressione catartica per il suo dolore. Attraverso l’arte, riesce a dare voce alla propria rabbia e a canalizzarla in modo creativo e simbolico, trasformando un’esperienza traumatica in una forza narrativa che parla non solo del trauma, ma anche della capacità umana di reagire, resistere e trovare senso in ciò che ferisce.

Il film non cerca di compiacere lo spettatore, ma lo costringe a confrontarsi con l’intensità di un’emozione spesso negata alle donne, trasformando il dolore in una forza cinematografica cruda e necessaria.

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