¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino?

REGIA
Narciso Ibáñez Serrador

SCENEGGIATURA
Narciso Ibáñez Serrador, da un romanzo di Juan José Plans

FOTOGRAFIA
José Luis Alcaine

MONTAGGIO
Antonio Ramírez de Loaysa

MUSICA
Waldo de los Ríos

PRODUZIONE
Penta Films

CON
Lewis Fiander, Prunella Ransome

ANNO
1976

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
107 min.

PREMI:

  • Premio della Critica al Festival Fantástico di Avoriaz (1977)

  • Premio come Miglior Attrice al Taormina International Film Festival (1976) per Prunella Ransome

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¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino?

Sotto il sole implacabile dell’isola di Almanzora, un incubo a occhi aperti scardina ogni certezza: ¿Quién puede matar a un niño? (1976) di Narciso Ibáñez Serrador è un capolavoro assoluto dell’horror psicologico e sociale. Una coppia di turisti inglesi approda in un villaggio popolato solo da bambini dal sorriso inquietante e dal silenzio omicida, trovandosi di fronte a un dilemma morale atroce: si può alzare la mano contro l’innocenza per sopravvivere? Cult visionario e sovversivo, osannato per la scelta geniale di ambientare il terrore in piena luce invece che nelle tenebre, trasformando la solarità mediterranea in una trappola claustrofobica. Un’opera brutale e necessaria che riflette sulla violenza degli adulti riflessa negli occhi dei più piccoli.

Clásicos //

Considerato uno dei titoli più inquietanti e duraturi del cinema di suspence europeo, ¿Quién puede matar a un niño? si distingue perché rompe con molte convenzioni del genere: non utilizza la notte o l’oscurità per costruire la paura, ma sceglie un ambiente mediterraneo assolato, rendendo ogni elemento visivo ancora più perturbante.

Anche la partitura di Waldo de los Ríos, con i suoi motivi ambigui, contribuisce a creare un’atmosfera di minaccia latente in cui il silenzio e il rumore si mescolano per aumentare lo sconcerto emotivo.

La critica spagnola ha sottolineato come l’intento di Chicho Ibáñez Serrador fosse quello di provocare una risposta morale nello spettatore, mettendo in scena un paradosso tragico per costringere lo spettatore a interrogarsi sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei più giovani e sul ciclo di violenza che attraversa la società nell’ultima fase della dittatura.

Nel tempo il film ha acquisito uno status di culto, non solo per il suo impatto visivo, ma per la sua capacità di mantenere intatta la forza simbolica e provocatoria.

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