¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino

REGIA
Narciso Ibáñez Serrador

SCENEGGIATURA
Narciso Ibáñez Serrador, da un romanzo di Juan José Plans

FOTOGRAFIA
José Luis Alcaine

MONTAGGIO
Antonio Ramírez de Loaysa

MUSICA
Waldo de los Ríos

PRODUZIONE
Penta Films

CON
Lewis Fiander, Prunella Ransome

ANNO
2001

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
107 min.

RICONOSCIMENTI

  • Premio della Critica al Festival Fantástico di Avoriaz (1977)

  • Premio come Miglior Attrice al Taormina International Film Festival (1976) per Prunella Ransome

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¿Quién puede matar a un niño?

Chi può uccidere un bambino

In ¿Quién puede matar a un niño? una coppia di turisti inglesi in vacanza su un’isola apparentemente deserta scopre che l’unica popolazione presente è costituita da bambini: il silenzio e l’assenza di adulti si trasformano ben presto in un incubo, quando i bambini iniziano a mostrare un comportamento inquietante e letale nei confronti degli estranei. La pellicola gioca sulla contrapposizione tra il paesaggio luminoso e idilliaco e la violenza insensata, costruendo un crescendo di tensione che mette in discussione ogni certezza morale e sociale.

Clásicos //

Considerato uno dei titoli più inquietanti e duraturi del cinema di terrore europeo, ¿Quién puede matar a un niño? si distingue perché rompe con molte convenzioni del genere: non utilizza la notte o l’oscurità per costruire la paura, ma sceglie un ambiente mediterraneo assolato come teatro di un’atrocità quotidiana, rendendo ogni elemento visivo ancora più perturbante.

La critica spagnola ha sottolineato come l’intento di Chicho Ibáñez Serrador non fosse semplicemente quello di spaventare, ma di provocare una risposta morale nello spettatore, mettendo in scena un paradosso tragico — bambini che uccidono adulti — per costringere lo spettatore a interrogarsi sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei più giovani e sul ciclo di violenza che attraversa la società.

La scelta di ambientare il film in pieno giorno, con una fotografia luminosa che contrasta drammaticamente con gli atti di violenza, è stata elogiata come una delle intuizioni più efficaci del cinema horror degli anni ’70. Anche la partitura di Waldo de los Ríos, con i suoi motivi ambigui, contribuisce a creare un’atmosfera di minaccia latente in cui il silenzio e il rumore si mescolano per aumentare lo sconcerto emotivo.

Nel tempo il film ha acquisito uno status di culto, non solo per il suo impatto visivo, ma per la sua capacità di mantenere intatta la forza simbolica e provocatoria. È spesso interpretato come una parabola sulla perdita dell’innocenza, sull’impatto della violenza generata dagli adulti e sulla fragilità delle categorie morali che tendiamo a dare per scontate

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