LA HIJA CÓNDOR

La figlia condor

REGIA
Álvaro Olmos Torrico

SCENEGGIATURA
Álvaro Olmos Torrico

FOTOGRAFIA
Nicolás Wong Díaz

MONTAGGIO
Álvaro Olmos Torrico, Irene Cajías

PRODUZIONE
Empatía Cinema, Ayara Producciones, La Mayor Cine

CON
María Magdalena Sanizo, Marisol Vallejos Montaño, Nely Huayta, Alisson Jiménez, Gregoria Maldonado

ANNO
2025

NAZIONALITÀ
Bolivia, Perú, Uruguay

DURATA
109 min.

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LA HIJA CÓNDOR

La figlia condor

Clara è un’adolescente che cresce in una comunità quechua degli altopiani andini, dove è stata allevata da sua madre adottiva, una partera tradizionale che le trasmette gli antichi cantos utilizzati per accompagnare le donne durante il parto. Sebbene dotata di una voce che calma e guida, Clara sogna una vita diversa: lasciare le montagne per diventare una cantante nella grande città. Quando decide di seguire questo desiderio, la sua partenza scuote l’equilibrio della comunità e induce sua madre a partire per riportarla indietro, in un viaggio che intreccia tradizione, identità culturale e conflitto tra antico e moderno

Latinoamericana //

La hija cóndor si pone come uno dei film più significativi del cinema boliviano recente, capace di portare sullo schermo una storia profondamente radicata nella cultura andina e al tempo stesso universale nel suo racconto della tensione tra responsabilità comunitaria e aspirazioni individuali. La lavorazione parte da una conoscenza diretta dei luoghi e delle persone che ne costituiscono il cuore narrativo, e questa autenticità si riflette nell’uso di attori non professionisti e nella costruzione di immagini che parlano l’idioma della memoria culturale andina senza bisogno di spiegazioni esplicite .

Il film non si limita a raccontare una semplice vicenda di trasferimento geografico, ma esplora il frammentarsi di un mondo simbolico — quello delle tradizioni ancestrali — di fronte alle richieste di un presente urbano e globalizzato. La componente spirituale si intreccia alla materialità della vita quotidiana, creando un equilibrio narrativo che avanza per sottrazione e sguardi attenti, evocando un cinema che guarda all’intimità emotiva dei personaggi senza retorica

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